Sopra di un colle forte e pietroso,

cinto da ulivi e da folte piante,

che lo accarezzano come gigante,

giace il maniero nel suo riposo.

 

Sembra che sosti da lunga corsa,

da oscuri secoli bui e lontani,

e come assorto in sogni strani,

scruti nell’alto stelle dell’Orsa.

 

Egli non sente il peso degli anni,

ebbro del verde profumato manto,

che tutto serra come un incanto,

guarda sommesso, sfida gli inganni.

 

Il ponte levatoio è fermo a riva,

vuota della vedetta è la torre antica,

vigile scolata dell’oste nemica,

e di lieta brigata che saliva.

 

Spenta è pur l’eco di liuto e mandola,

che in madrigali e ballate favella,

l’innamorato paggio alla sua bella

stemperando il cuor in una nota sola.

 

Or di tanta bella e lucente storia,

piena di fascino e di poesia,

che ancora accende la fantasia,

non resta che un’eco: la passata gloria.

 

Sotto la volta di cupo azzurrino,

con le sue torri, corti e giardini,

sempre il più bello fra i suoi vicini,

sorge il Castello di Balestrino.

 

 

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